Filiera della mobilità con 241 mila MPI e 820 mila addetti

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La mobilità sostenibile è uno dei driver per orientare l’economia italiana verso un modello di sviluppo più rispettoso dell’ambiente. Muovere merci e persone impegna un terzo (32%) dei consumi di energia dell’intera economia e il 70% dei consumi di petrolio.

Il tema è al centro di CI.TE.MO.S. (Città, Tecnologia, Mobilità Sostenibile), il festival ideato dalla Confartigianato Vicenza e co-organizzato con Confartigianato Imprese e l’amministrazione comunale, aperto il 4 ottobre e che si chiuderà domani, sabato 12 ottobre

Le politiche per la mobilità sostenibile coinvolgono i diversi attori mediante i flussi di spesa per consumi e di investimenti, su cui intervengono finanziamenti, incentivi e disincentivi. La filiera della mobilità sostenibile, sul lato dell’offerta intreccia produzione e servizi, con una rilevante presenza di piccola impresa. Nei settori di produzione di mezzi di trasporto, commercio e manutenzione autoveicoli, trasporto persone e merci e logistica operano 241 mila piccole imprese che danno lavoro a 820 mila addetti e generano annualmente investimenti per 3,9 miliardi di euro; il peso maggiore nella filiera si riscontra nelle piccole imprese della manutenzione autoveicoli e autotrasporto merci, settori ad alta presenza di imprese artigiane. Sul lato della domanda la spesa delle famiglie per trasporto ammonta a 91,5 miliardi di euro, per il 44% centrata su carburanti e per il 29,5% su acquisto mezzi trasporto.

Dopo famiglie e imprese, il terzo attore dell’economia italiana è lo Stato che in relazione all’ambiente preleva molto e spende relativamente poco. Secondo gli ultimi dati disponibili al 2018, la tassazione ambientale è pari al 3,3% del PIL, ampiamente al di sopra del 2,4% della media UE. Sul fronte della spesa pubblica la protezione dell’ambiente è solo lo 0,9% del PIL e rappresenta meno del due per cento dell’intera spesa pubblica che, lo ricordiamo, è pari al 48,8% del PIL.

Il taglio ai sussidi dannosi per l’ambiente previsto dalla prossima manovra di bilancio innalzerà di 0,1 punti di PIL il prelievo fiscale; senza un intervento armonizzato in Unione europea lo spread della tassazione ambientale tra Italia e Ue a 28 salirebbe ad 1 punto di PIL, arrivando a 17.749 milioni di euro, determinando una perdita di competitività per le imprese del trasporto su gomma esposte alla concorrenza internazionale.

Sul lato della spesa per l’ambiente il preannunciato Green New Deal che sarà varato con la prossima legge di bilancio dovrebbe portare maggiori investimenti per circa 3,5 miliardi all’anno nei prossimi quindici anni, 0,2 punti di PIL.

Sul fronte del trend del mercato del credito il report dell’Ufficio Studi di Confartigianato – presentato a Citemos mercoledì scorso durante il seminario svolto presso Banca Intesa a Vicenza sulla sostenibilità finanziaria delle imprese – registra un ristagno dei prestiti alle imprese che a luglio 2019 scendono dello 0,4% mentre in Eurozona la crescita è robusta e arriva al +3,3%; le condizioni peggiorano per le piccole imprese.

Il credito verso i settori green favorirebbe le MPI – Un recente intervento del Governatore della Banca d’Italia ha evidenziato una nuova strategia di investimento della banca centrale che integra i fattori ambientali, sociali e di governance nella gestione del proprio portafoglio azionario; rispetto alla composizione del vecchio portafoglio, le partecipazioni incluse nel nuovo portafoglio sono caratterizzate dal 23% in meno di emissioni di gas serra, dal 30% in meno di consumi di energia e dal 17% in meno di consumi di acqua. Una valutazione del merito di credito alle imprese che prenda in considerazione i fattori ambientali, quali le emissioni per addetto, potrebbe sostenere i prestiti alle piccole imprese dato che nei settori manifatturieri dove è più alta la quota di occupati nelle micro e piccole imprese, le emissioni di CO2 per occupato sono solo il 30,8% di quelle prodotte nei restanti settori manifatturieri.

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