FISCO – Confartigianato al Senato: “Riforma complessiva per uniformare la tassazione dei redditi Irpef”

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Una riforma complessiva del sistema di imposizione fiscale che renda uniforme la tassazione dei redditi delle persone fisiche, a prescindere dalla natura del reddito prodotto. L’hanno chiesta i rappresentanti di Confartigianato e di Rete Imprese Italia durante un’audizione svoltasi il 18 febbbraio alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato. Gli esponenti dei piccoli imprenditori hanno sottolineato che il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti avviato dal Governo “pur avendo una valenza senz’altro positiva” rende “insostenibile la profonda iniquità del sistema di tassazione Irpef che in Italia non è uguale per tutti”.
Secondo R.E TE. Imprese Italia, pertanto, sarebbe utile introdurre in via sperimentale e per un triennio, la piena detassazione degli incrementi retributivi, determinati dalla contrattazione collettiva comparativamente più rappresentativa, a vantaggio così della crescita e della reale tutela dei trattamenti salariali. Contemporaneamente Confartigianato e le altre sigle imprenditoriali ritengono non debba essere abbandonato il tema della riduzione del costo del lavoro a carico delle imprese, anche attraverso forme di decontribuzione. Su questo fronte, la Legge di Bilancio 2018 era già intervenuta per favorire la crescita dell’occupazione dei giovani con l’introduzione di un esonero contributivo triennale estendendo, limitatamente al 2018, il relativo limite d’età a 35 anni. Positivo il prolungamento di due anni (2019 e 2020) dell’esonero previsto in favore dei giovani tra 30 e 35 anni previsto dalla manovra economica 2020. Ma, secondo Confartigianato, l’incentivo va reso strutturale sia per garantire un percorso di riduzione del cuneo contributivo sul costo del lavoro – in parallelo alle misure di defiscalizzazione per i lavoratori che si intende portare avanti -, sia per incrementare in modo significativo il tasso di occupazione di soggetti impegnati nell’attiva ricerca di lavoro che si collocano nella fascia d’età 30/35 anni già esclusa dall’apprendistato. Nella stessa logica, benché lo stanziamento sia previsto fino al 2020, sarebbe indispensabile rendere strutturale anche l’incentivo “Occupazione Sviluppo Sud” per le assunzioni di soggetti in stato di disoccupazione nel Mezzogiorno. Infine, per consentire ai giovani l’ingresso nel mondo del lavoro sarebbe indispensabile rilanciare l’istituto dell’apprendistato soprattutto nelle MPMI quale leva privilegiata per l’ingresso nel mondo del lavoro, ripristinando gli incentivi per la sottoscrizione di contratti di apprendistato professionalizzante, soprattutto nelle imprese di minore dimensione.

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