STUDI – Garanzie statali, rischio tempi lunghi. Fidi tra 30 e 800 mila euro per 842 mila imprese. Tempi brevi in Usa e Svizzera

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Dopo il varo del decreto che stanzia 200 miliardi per coprire con la garanzia dello Stato al 100% i prestiti fino a 800 mila euro si alzano voci di preoccupazione dal mondo delle piccole imprese. I tempi di risposta alla crisi economica conseguente all’emergenza Covid-19 sono decisivi, come evidenziato ieri dal Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti: per i prestiti superiori a 25 mila euro, che sono richiesti da imprese più strutturate, si prospetta la trafila degli ordinari esami di sostenibilità economico-finanziaria e di verifica andamentale. Servono risposte veloci per fronteggiare una crisi che ha colpito in modo istantaneo e diffuso il sistema delle MPI che già nella prima settimana di marzo segnalavano cadute del fatturato del 29%. La crisi di liquidità interessa quote ampie delle micro e piccole imprese italiane.

L’analisi dei finanziamenti alle imprese per classe di affidamento evidenzia che i prestiti concessi alle imprese tra 30 mila e 500 mila euro riguardano 792 mila imprese a cui le banche hanno concesso prestiti o rilasciato garanzie (affidate), pari all’80,0% degli affidati con prestiti concessi superiori a 30 mila euro; considerando anche gli affidamenti nella classe superiore (fino a un milione di euro), si stima che siano 842 mila le imprese con affidamenti tra 30 e 800 mila euro.
Per garantire la sopravvivenza delle imprese il fattore chiave è il tempo. Come ricordato questa settimana al Gr Rai dal Segretario generale Cesare Fumagalli, la messa a disposizione dei fondi alle piccole imprese negli Stati Uniti è stata realizzata quasi in tempo reale, mediante l’intervento della U.S. Small Business Administration (SBA). Alle Pmi americane per la salvaguardia dell’occupazione sono erogati prestiti con una scadenza di 2 anni e un tasso di interesse dell’1% senza garanzie personali e senza addebito di commissioni. Inoltre sono previsti prestiti di emergenza fino a 10 mila dollari a seguito del crollo del fatturato – Economic Injury Disaster Advance Loan – che vengono erogati entro tre giorni dalla richiesta. In Svizzera, fin dal 26 marzo le imprese possono accedere a crediti fino a 500.000 franchi (al cambio pari a circa 474 mila euro) garantiti al 100% dalla Confederazione elvetica, che “vengono erogati senza lungaggini burocratiche e in breve tempo. Il tasso d’interesse è fissato allo zero per cento”.

Tornando all’Italia, sul fronte della finanza delle piccole imprese l’analisi degli ultimi dati pubblicati la scorsa settimana da Banca d’Italia evidenzia una situazione complessa già prima dello scoppio della crisi Covid-19. I prestiti alle piccole imprese italiane a fine 2019 ammontano a 128,4 miliardi (18,1% totale imprese) e registrano un calo del 2,2% rispetto ad un anno prima il doppio rispetto al -1,0% registrato dal totale delle imprese. A livello territoriale i prestiti alle piccole imprese diminuiscono maggiormente in Valle d’Aosta (-6,2%, vs. -4,1% totale imprese), Veneto (-3,9%, vs. -1,4% totale imprese), Marche (-3,3%, vs. -2,6% totale imprese) e Liguria (-3,3%, vs. -5,9% totale imprese). all’Opposto si rilevano aumenti dei prestiti alle piccole imprese in Puglia (+0,4% vs. +1,1% totale imprese), Calabria (+0,4% vs. -0,2% totale imprese) e Basilicata (+0,3% (vs. +0,6% totale imprese), con cali meno intensi per Lazio (-0,4% (vs. -2,1% totale imprese), Sardegna (-0,5% (vs. -1,8% totale imprese), Sicilia (-0,8% (vs. -1,0% totale imprese) e Campania (-0,9% (vs. -2,1% totale imprese).
Le esperienze statunitensi e svizzere sottolineano che gli interventi per compensare la crisi di liquidità non devono determinare un aumento del costo del credito, già penalizzante per le piccole imprese italiane: come evidenziato nella Elaborazione Flash dell’Ufficio Studi di gennaio 2020 “Le tendenze del credito alle piccole imprese a settembre 2019. Focus su imprese artigiane a giugno 2019”  sui finanziamenti per cassa e con riferimento a rischi autoliquidanti e a revoca le piccole imprese italiane pagano un tasso di interesse del 6,53%, quasi doppio rispetto al 3,60% pagato dalle imprese medio-grandi, con un gap di 293 punti base.

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