Viterbo è la città più duramente colpita dalla crisi. De Simone, «un triste primato che sottolinea l’urgenza di politiche per la crescita imprenditoriale».

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Viterbo è la provincia italiana dove la crisi si è abbattuta più duramente. Lo ha decretato un’indagine pubblicata da Il Sole 24 Ore ma i viterbesi lo sapevano da tempo, ben prima che l’edizione del quotidiano del 14 luglio 2014 andasse in stampa. Per chiunque abbia passeggiato per le vie della città nell’ultimo anno e mezzo, l’annuncio uscito oggi altro non è che la cronaca di un disastro annunciato, denunciato, subito e sofferto.
La moria di imprese che ha scadenzato le stagioni della Tuscia, i ripetuti appelli che da più fronti, primi fra tutti i vertici di Confartigianato Imprese di Viterbo, più e più volte hanno richiamato le istituzioni alla salvaguardia del tessuto imprenditoriale e dell’occupazione giovanile. I segnali, in altre parole, c’erano ed erano piuttosto chiari.
«L’istantanea scattata da Il Sole 24 Ore – interviene Andrea De Simone, direttore provinciale di Confartigianato – riflette quell’immagine della nostra Provincia che da tempo abbiamo ben chiara nei nostri occhi. La situazione impone una presa di coscienza e l’attuazione di politiche di ripresa che vadano a far leva sui nodi chiave che hanno determinato il crollo economico». Si continua a parlare di accesso al credito, pressione fiscale e disoccupazione: le tre anime dei dibattiti economico-politici degli ultimi cinque anni.
Lo sanno bene gli imprenditori quanto la crisi iniziata nel 2007 abbia deturpato il volto dell’impresa viterbese: florido, robusto e fantasioso, il nostro comparto imprenditoriale ha accusato, anno dopo anno, i colpi della recessione. Dall’edilizia al commercio, ai nostri settori produttivi è stata strappata via la linfa necessaria a supportare un territorio che mai prima d’ora si è visto primo classificato tra i peggiori. Nello specifico, l’indice che vede la provincia viterbese tra le peggiori dello stivale è quello relativo ai prestiti personali con una variazione dell’importo medio dei prestiti dal 2007 al 2013 in calo del 23.7%. «Questi dati – incalza De Simone – sottolineano l’importanza di attuare politiche a sostegno del credito, con misure che potenzino i confidi, principale sostegno di sussidiarietà alle imprese. Inutile stare a ricordare che se il credito non supporta le idee degli imprenditori, difficilmente potremo veder rafforzata l’ossatura economica della Provincia. Questo è ciò che ci aspettiamo dal Governo e, per rimanere all’interno dei nostri confini, dall’amministrazione comunale, che auspichiamo accolga in sede di Bilancio di previsione per il 2014 le proposte avanzate dall’Associazione in tema di imposizione fiscale e sostegno alle attività produttive».
Gli ultimi sette anni hanno visto il Paese annaspare nel tentativo di fare propri concetti quali spending review, tagli e austerity: le realtà che più di chiunque altro si sono scontrate contro questo muro di gomma fatto di sacrifici sono quelle artigiane, alle quali il Paese ha l’obbligo di restituire una guida istituzionale capace di restituire loro un contesto equo nel quale poter crescere.
«Anziché lasciar sole le nostre aziende, sempre più abbandonate ai loro destini – insiste il direttore – bisogna fornirgli supporti validi, capaci di permettere loro di lavorare in direzione di una ripresa. Da questo punto di vista dobbiamo andare verso una conservazione delle Camere di Commercio, in quanto strumenti che, se pur da sottoporre ad azioni di razionalizzazione ed efficientamento, devono continuare ad esistere per garantire una democrazia economica reale».
Quanto uscito oggi sulle colonne de Il Sole 24 Ore deve quindi essere letto con un atteggiamento possibilista e positivo: il primato nero assegnato alla Provincia di Viterbo deve essere inteso come punto di partenza, stimolo alla ripresa e non colpo di grazia. «Al governo – conclude De Simone – chiediamo riforme vere che, al di là di quelle autoreferenziali annunciate più che altro a favore dei salotti e delle piazze politiche, siano concretamente e interamente fruibili dalle imprese. Alle altre Associazioni di Rete Imprese Italia, invece, chiediamo di riunirsi spinte da quel sentimento di indignazione e voglia di cambiamento che il 18 febbraio scorso ha fatto di 60mila imprenditori, raccolti nella romana nella romana piazza del Popolo, una sola entità che intimava “Matteo non stare sereno”»

 

 

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